Qualcosa di noi…
Dal libro “L’AVVENTURA IN VALTELLINA “ di Mario Soldati
I sognatori di Scarpatetti
L’indomani fu un giorno strano…..
Il pomeriggio, lo passai , da solo,a visitare il rione Scarpatetti,che avevo appena intravisto attraversandolo una volta….
Si tratta forse di un centinaio di abitazioni:stupende architetture di pietre in vista,e ballatoi in legno come ancora se ne vedono nei più famosi villaggi alpini e nella stessa :Valtellina. Allietate da pingui orti,folti giardini,alberi e pergolati in mezzo a cui sembrano sorgere quasi per capriccio,queste case sono collegate tra di loro da piazzette,ponticelli,scale,muretti,archi,voltoni,sottopassaggi e tutte,in qualche modo,si affacciano sulla cosiddetta via Scarpatetti,un lungo,serpeggiante,comodo vicolo in salita,selciato a sassi,che conduce verso il castello. Insomma, questo quartiere di Scarpatetti era un capolavoro di urbanistica organica….
Perché qualcosa di vivo e di splendido c’è ancora,tra le case magiche di questo antico borgo !
…..ma preferisco rimandare tutto a quando ritornerò a Sondrio…Perché ci sarà bene un giorno che ritornerò,no ? E allora,piano piano,senza parlare con nessuno,nemmeno con Walter,svicolerò da piazza Garibaldi a piazza Campello,a via Quadrio,al Quadrivio,e prenderò su,per via Scarpatetti,e vedrò,dopo pochi passi,se è stato riparato quel lungo cortile,subito a destra dove,passando sotto due o tre piccoli tunnel (sotto case? Sotto rocce?) si arriva ad un bellissimo prato verde,alti cespugli di more….
Tornerò,vedrò se vedrò qualcosa di più se la scala di ferro l’hanno prolungata di un piano !
E rivedrò,più su nel vicolo,l’Osteria ADUA ! Già perfetta,quella,due anni fa e passa. Anzi,l’Osteria ADUA è stata quella che mi ha fatto sperare nella possibilità che Scarpatetti non faccia la fine tristissima di San Martino in Val Masino,causa di tanto dolore al mio amico e grande uomo Pasquale Saraceno !(1903/1991 grande economista e meridionalista). Si,perché l’Osteria ADUA era già due anni fa e passa, completamente riparata e ripristinata secondo un modulo perfetto: niente di nuovo,ma tutto come nuovo,tutto vivo e funzionante.
La prima volta che ho visto L’ADUA era,purtroppo,giorno di chiusura :ma mi è stato concesso di dare un’occhiata,e sono rimasto sbalordito:la grande,unica,meravigliosa cucina e,al tempo stesso (come sempre dovrebbe essere nelle vere osterie) sala da pranzo:poi, fuori ,il breve porticato coperto: poi la pergola,con tre o quattro tavolini da giocare a carte;e ,infine,in mezzo agli orti,tra le siepi fiorite,e sotto le robinie che fanno ombra quanto basta,due lunghi,polverosi,deliziosi giochi di bocce….
Basta, non so che cosa farò quando tornerò in Valtellina e rivedrò Scarpatetti e ADUA,ma so che,quella prima volta,uscendo da ADUA,cominciai a passeggiare su e giù nel vicolo,e spiare,a destra e a sinistra,nei cortili delle case: di quelle abitate,e ancora lustre e vive,con gatti,cani,tendine rosse alle finestre,e la voce,dall’interno,di una donna che cantava – e di quelle disabitate,abbandonate,crollate,con macerie che si erano allargate dal muro del giardino fino quasi al piccolo cancello,probabilmente il cancelletto di un ingresso di servizio,attraverso cui guardavo.
E,non so perché,in quel momento mi ricordai che ero nel cuore d’Europa,e mi ricordai di quello che provavo….









