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IL GRANO SARACENO (Fagopyrum esculentum).
Il Grano Saraceno originario del’Asia (in Siberia o Manciuria),introdotto in Italia attraverso la Russia nel medioevo,dove sono ancora presenti grosse coltivazioni. In Europa si possono trovare alcune zone coltivate in Francia e in Germania,mentre in Italia si trovano coltivazioni solo nelle provincie di Sondrio e Bolzano. In provincia di Sondrio viene coltivato diffusamente, soprattutto sulle pendici retiche. I campi si estendevano dove terminavano le altre coltivazioni come i vigneti fino ad arrivare ad un’altezza di 1.000 – 1.200 m. di quota. Quasi unica coltivazione,o la maggiore fra i vari cereali,lo ancora testimoniano la tipologia dei piatti caratteristici della cucina povera della Valtellina, tipicamente basata sull’uso della “farina nera” derivata del grano saraceno,con piatti come pizzoccheri, polenta taragna, sciat, chiscü ecc… La sua importanza è però innanzitutto legata all'ambito alimentare; questo cereale infatti ha contribuito a garantire il soddisfacimento del fabbisogno alimentare, soprattutto durante i difficili periodi di carestia. Il Grano Saraceno ha bisogno, per fecondarsi, dell’azione impollinatrice dell’ape,tanto è che dove la coltivazione era centrale nell’economia del territorio era anche molto diffusa l’apicoltura. Questo pianta è uno dei pochissimi cereali che non appartiene alla famiglia delle graminacee,ha larghe foglie e che si adatta a terreni magri e di scarso spessore. Per quanto tema il freddo ha una velocità di maturazione che svolgere in pochi mesi estivi,con una fioritura nel mese di agosto. Essendo un grano molto frugale,la sua semina veniva effettuata nel periodo estivo,nei terreni dove da pochi giorni era stata raccolta la segale e sfruttando lo stesso nel suo periodo di riposo estivo. Per questo motivo è stata al centro dell’economia alpina,ma soprattutto della nostra valle. Nel Grano Saraceno la fioritura e conseguentemente la maturazione della granella è scalare. Il Grano Saraceno si raccoglie nel mese di ottobre che avviene ancora a mano, come pure la battitura dei mannelli effettuata con un attrezzo caratteristico il “fiel”,sopra a dei caratteristici teli “pelorsc”. Dalla battitura si estraevano i chicchi di saraceno, (che hanno una bellissima forma piramidale) e dopo la macinatura degli stessi,nei mulini a pietra,si estraevano la farina nera per preparare i piatti tipici e la “pula”,ovvero il guscio o casca del chicco. La “pula” non veniva buttata,ma se ne facevano dei cuscini per il riposo, ma anche altri delle varie misure,ce venivano usati per motivi diversi,come per esempio potevano fungere da imbottitura per le stirature degli abiti eleganti dei signorotti valtellinesi. I semi di grano saraceno sono molto ricchi di proteine, e pertanto sono un alimento molto ricco di lisina e povero di acido glutammico e di prolina. Fino a metà Novecento questa pianta veniva coltivata anche per uso farmacologico dove da essa si estraeva la rutina.
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